Chiocciole giganti in Salento

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Qual'è il nome e la storia di quelle chiocciole giganti disseminate nel salento?
Si tratta delle nostre pajare o pajari o furneddhi o truddhi. Sono antiche costruzioni e se pensiamo che i nostri nonni o bisnonni le abbiano costruite, sbagliamo perchè le prime risalgono al 1000 d.C. cioè in epoca bizantina. Le più antiche le possiamo riconoscere dall'apertura. Queste sono costituite da due monoliti verticali ed un'architrave orrizzontale. Le successive sono quelle in cui l'architrave orrizzontale si divide in due monoliti che fanno ricadere il peso sui lati e le più recenti sono quelle con le aperture ad arco a tutto sento o a sesto acuto ma che comunque si aprono con monoliti più piccoli. L'entrata è sempre piccoletta, bassa, perchè ci si doveva difendere non solo dal freddo invernale e dal caldo estivo ma dalle malumbre. Sì, una ragione delle bassezza delle porte è proprio dovuta alla difesa dagli spiritelli malefici. Altro denominatore comune sono le scalette intorno. Queste scale a noi visibili all'esterno, sono ben incastonate nella struttura per reggerla ancora meglio ed in modo che i gradini siano ben piantati. Quelle deliziose scalette servivano per le dovute manutenzioni e per portar sù tutti quei prodotti che venivano essiccati sotto il nostro bel sole salentino. Fichi, pomodori, melanzane...ma questa è un'altra storia.
Sono per la maggior parte a tronco di cono o a tronco di piramide proprio per questa esigenza. Previdenti questi antenati salentini!


All'interno delle paijare si possono trovare cisterne, caminetti rustici e talvolta stipi e mangiatoie. Si perchè era importante avere delle provviste per gli umani ma anche per gli animali. Spesso alcuni animali “prescelti” vivevano con le persone. Trattasi di asini e maiali. Mentre per le pecore erano previsti ricoveri adiacenti. All'entrata spesso si trovano i cosiddetti “ssittaturi” dove ci si sedeva dopo una intensa giornata di lavoro al caldo estivo per godere il fresco insieme agli altri vicini. A quei tempi si passava le serata di divertimento stando insieme. Se un contadino aveva bisogno della cisterna del vicno, o del suo forno, poteva usarlo. I rapporti erano a misura d'uomo, basati sulla fiducia, il rispetto e la lealtà, non c'era la psicosi dei furti. Le speranze, le aspettative, gli stenti ed i sacrifici erano condivisi. Ci si aiutava come si poteva condividendo quel poco che si aveva. Se c'era una novità di cui poter parlare in serata, questa si dissolveva subito se non connessa alla vita reale di tutti i giorni perchè era un mondo chiuso alle novità appariscenti. Qualsiasi cambiamento repentino al di fuori della quotidianità li interessava solo per un attimo.

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La dotazione della paijara era minimale: un tegame di rame, un trepiedi per cucinare, la “banca” dove mangiare e dei cavaletti di legno per il letto per i più fortunati. I letti erano infatti giacigli fatti di vestiti consunti o di steli di orzo essiccato o di leguminacee secche.
Queste antiche dimore nacquero dall'esigenza di dissodare il terreno per cui “petra su petra azza parite” e con la tecnica dei muretti a secco dei maestri “paritari” (appunto da parite) nacquero i primi monolocali de “petra”. Alcuni di questi sono alti sino a 14 m e con muri spessi sino a 6 m. I muri più spessi venivano fatti con uno strato interno ed esterno a sostegno e dentro imbottiti di “muraija” ed alle volte anche terrra. Quanta storia se potessero raccontare...quanta umanità che è passata da questo ns.ricco patrimonio da preservare ed amare.
Volete vederne una bella? Ecco a voi le coordinate da google: 39°52'00.5"N 18°16'15.4"E
73050 Salve LE
https://goo.gl/maps/fega92smBpnDwaMe9
39.866816, 18.270948

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EDITOR ARTICOLO

Martina

amo il salento. amo la mia terra.

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