La vita sotterranea nei frantoi ipogei salentini

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Nel basso Medioevo, IX e X secolo, nel Salento non era raro percorrere questi luoghi affascinanti in cui coesistevano due mondi paralleli. Uno era quello che si svolgeva alla luce del sole e l’altro era quello nascosto sottoterra. A 5-6 metri al di sotto del livello stradale, ad una temperatura di circa 25° costante, c’erano dei mini villaggi. Da novembre a maggio, nella roccia scavata a mano, si potevano incontrare piccole comunità che prendevano il nome di “ciurma”. Ma chi erano? E perché ciurma? Erano la manodopera utilizzata per la produzione dell’oro verde, dell’olio di oliva ed era costituita da uomini di mare. E’ stata una prima forma di ricollacazione lavorativa salentina: questi marinai restavano trappitari nei mesi invernali, cioè per tutto il periodo in cui risultava proibitivo navigare. Così il nocchiere diventava il nachiro e supervisionava il lavoro dei trappitari da novembre a maggio per poi tornare nuovamente nocchiere da giugno a ottobre.


Pensiamo alla vita di questi lavoratori nei frantoi ipogei: la loro vita trascorreva interamente sottoterra tra casa e lavoro; vigeva il principio della “branda calda” cioè finito il turno di 12 ore di lavoro circa, il lavoratore andava ad occupare il vano appena lasciato libero da un altro collega che si era appena svegliato. Potevano uscire solo in occasione delle feste per poi prendere il mare da giugno ad ottobre.
Andava di lusso solo ai muli che vivevano a stretto contatto con i trappitari in quanto, sebbene passassero le loro ore lavorative bendati, avevano turni migliori, cioè 8 ore (quattro in meno degli umani).

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A popolare queste antiche comunità sotterranee c’erano anche degli esseri speciali, erano i cosiddetti “uri”, né umani, né animali, descritti come folletti dispettosi e fastidiosi.
Storicamente questi frantoi compaiono alle soglie del IX secolo quando i salentini iniziano il commercio di olio con i Bizantini ma la loro attività proseguirà sino al 1800. Ma a che serviva tutto quest’olio? E dove andava a finire? Quest’olio veniva esportato verso città del nord come Oslo, Parigi, Londra e Amsterdam come olio lampante, serviva cioè come combustibile per l’illuminazione e anche per la produzione di sapone. Con l’avvento dell’energia elettrica, invece, entrò in disuso ma diventò uno dei principali ingredienti della cucina salentina.
Se volete vedere il frantoio ipogeo "Le Trappite" di Salve (LE), ecco a voi come arrivarci cliccando qui: https://.co/kgs/vCLnnm

Vivi Salento
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EDITOR ARTICOLO

Martina

amo il salento. amo la mia terra.

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