Le 4 erbette selvatiche più popolari nella tradizione salentina. Zanguni, cicureddhre, sprucini e foje rasse.

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Dovrei andare al supermercato, indossare la mascherina, prendere il carrello, disinfettare le mani, comprare della verdura di stagione. Fare lo slalom tra i carrelli, cercare di non urtare nessuno e di mettere il carrello dove non dà fastidio. Indossare i guanti per prendere i vegetali esposti. Guardare le verdure, i prezzi, pensare quale verdura scegliere…
Scelgo la verdura selvatica di campagna. E allora supermercato, ci vedremo un altro giorno.
Piuttosto indosso le mie scarpe da trekking per inoltrarmi nel passato. Mi sento così, come una privilegiata della tradizione contadina, una di quelle donne, armate di una sicura e vasta conoscenza botanica tramandata di generazione in generazione, che con busta e coltello a seghetto, popolavano nel primo pomeriggio le campagne.
I nostri predecessori spesso andavano direttamente dal produttore: la natura. Infatti basta fare una passeggiata in campagna per avere un bel piatto di verdure salutari. Ma ci pensate un attimo? Quante volte ci chiediamo se ciò che mangiamo è pieno di veleni o se è stato coltivato secondo sani crismi. E allora cosa c’è di meglio del procurarsi da soli queste bontà a costo zero? Bisogna stare attenti a non andare vicino a zone avvelenate (le riconosciamo facilmente perché è tutto secco e giallo) ed evitiamo di raccogliere in prossimità di strade asfaltate e trafficate.


Quando si raccolgono queste “foje reste mmiscate” (foglie selvatiche miste) è come se, scegliendo la varietà di erbe, si componesse una melodia dolce o amara. Se c’è abbondanza di cicureddhre (cicorielle selvatiche) sicuramente sarà più amara. Servono le foje rasse e gli sprucini per addolcirla. Se la terra è rossa, la melodia è intensa; le erbe sono più saporite.
Inizio con lo “zangune”. Abbiamo raccolto sia il tarassaco (Taraxacum Officinale) o dente di leone che il Crespigno o Grespigno (Sonchus Oleraceus). A vedere entrambe le piante sembrano uguali, tanto è vero che i nostri antenati li hanno messi nello stesso gruppo, appunto degli zanguni. Plinio il Vecchio, scriveva che il Sonchus Oleraceus nutrì il leggendario eroe greco Teseo prima che egli affrontasse il Minotauro, la creatura, in parte uomo e in parte toro, che viveva nel labirinto di Creta. Nel passato, si riteneva che le foglie di questa erbacea fossero in grado di rianimare e restituire le forze a uomini e animali. Il lattice presente nel fusto, invece, incrementa, nei mammiferi, la produzione di latte. Sia il Sonchus che il Tarassaco stimola la secrezione della bile, hanno proprietà depurative, diuretiche. Il Tarassaco, in particolare, favorisce la digestione dei grassi con relativa normalizzazione del tasso di colesterolo nel sangue ed ha proprietà antireumatiche. Per uso esterno il lattice pare si sia dimostrato utile a far regredire porri e verruche, mentre l’infuso dei fiori in cosmesi è usato come lozione per schiarire le lentiggini e le macchie scure della pelle.

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Lo “sprucinu” è l’Aspraggine (Picris echioides L.) chiamata anche lattuga amara per il suo sapore simile a quello della cicoria ma in realtà non ha niente di aspro, anzi, nonostante l’aspetto poco invitante, determinato dalla ruvidezza pungente, questa specie, una volta bollita, diviene tenera e dolce.
Poi c’è la cicureddhra o cicoriella selvatica o cicora resta (Cichorium intybus L.). Come la maggior parte delle verdure amare, anche la cicureddhra ha proprietà depurative, diuretiche, corroboranti per lo stomaco, stimolanti del fegato, amaro-toniche e lassative. Nell’antichità questa verdura era tenuta in grande considerazione e non mancava nelle mense dei Romani. La cicoria cotta giova al fegato, ai reni e allo stomaco. Allo stesso modo, se viene cotta nell’aceto, risolve la ritenzione.
Infine le “foje rasse” che appartengono alla stessa famiglia delle altre erbe fin qui descritte, e cioè le Asteraceae. Il nome italiano è Radicchiella di Terrasanta (Crepis Sancta). Nella medicina popolare salentina, veniva usata come antinfiammatorio delle vie urinarie. La Radicchiella ha proprietà simili a quelle della cicoria e del tarassaco, comune a molte erbe amare, perciò disintossicante, depurativa del sangue, diuretica ed ipoglicemizzante. Ha proprietà antiossidanti nei confronti dei radicali liberi e contribuiscono alla prevenzione di malattie cardiovascolari e patologie tumorali.
Ora, dopo aver saputo quanto facciano bene, le mangerò ancora più volentieri. Prima però bisogna pulirle bene e lavarle ripetutamente.
Anche se ne abbiamo raccolte tante (le più piccoline le abbiamo lasciate lì perché crescano) ne avremo solo metà, perché si riducono tantissimo a cottura ultimata. Le metterò in pentola a fuoco medio in acqua salata. Una parte la mangeremo lessa, condita semplicemente con olio, l’altra parte la farò saltare in padella con olio, aglio e peperoncino. Ah, non dimenticate di mettere un odore quale per esempio il finochietto selvatico.
Una vera bontà!

Vivi Salento
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EDITOR ARTICOLO

Martina

amo il salento. amo la mia terra.

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