Masserie fortificate, queste mine vaganti!

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Il Salento è un territorio accessibile, messo al centro del Mar Mediterraneo e, geomorfologicamente, libero da barriere naturali. Per tal motivo questa penisola è stata costantemente terra di conquista, di distruzioni e di razzie, a cui la popolazione ha dovuto far fronte in continuazione. Detta alla Nietzsche: ciò che non ti uccide, ti rende più forte!
Dopo la caduta dell’Impero Bizantino, nel 1453, il Salento fu oggetto di saccheggi ed attacchi principalmente ad opera dei turchi e dei corsari.
Il 28 Luglio 1480 ci fu il memorabile e feroce assedio della città di Otranto da parte dei Turchi, durato due settimane in cui gli Ottomani seminarono terrore e morte con la decapitazione, il 14 Agosto, di 800 Martiri. Le loro reliquie sono conservate dietro l’altare della Cattedrale di Otranto.
Fu Carlo V, a partire dal XVI sec., a decidere di rafforzare la costa adriatica e ionica attraverso una cintura di torri di avvistamento e difesa, imponendo il rafforzamento dei castelli, dei torrioni e delle masserie già esistenti. Da qui le masserie divennero “fortificate”.


Di seguito un breve passo di ciò che accadeva a distanza di due secoli dall’assedio dei Turchi:
“Addì 4 luglio 1671…sabato mattina a due ore di sole…una manica di turchi arrivarono alla masseria a tempo che li massari mungevano le pecore, s’impadronirono della porta e la gente si pose a fuggire sopra la torre e quando uno vellano tirava le porte, un turco li tirò una archibuggiata e lo buttò per terra, per il che il ponte si abbassò e li turchi presero con la torre tutta le gente che furono fra donne e figliole e si caricarono delle robe e andarosene a mare senza che li cavallari né torrieri l’avessero avvisto di niente, e questo è il bello governo di questa provincia“… (ricerche storiche di Antonio Costantini per Congedo Editore).
La masseria, dal latino massa, ossia “insieme di fondi”, è un insediamento edilizio rurale tipico del XV – XVII secolo. I contadini che l’abitavano erano definiti “massari” e si dedicavano principalmente alla coltivazione del grano, cereali e olive, all’allevamento del bestiame e alla produzione di latte e formaggio. Non erano loro i proprietari della masseria bensì il latifondista che permetteva al contadino/colono di soggiornarvi con la sua famiglia, godendo di parte del raccolto.
Una di queste masserie è stata protagonista della scena iniziale del film "Mine Vaganti" di Ferzan Ozpetek (https://www.youtube.com/watch?v=VjXpCs7fclM).

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Si tratta della Masseria Cippano a pochi km da Otranto. Questa masseria pare sia stata costruita già nel XV sec. La sua parte più alta (15 metri) era posizionata in modo da poter comunicare con la vicina torre di avvistamento, Torre Sant’Emiliano che affaccia sul mare. La parte alta della Masseria Cippano, era abitata dal padrone che vi risiedeva per giorni o alcune volte per mesi e gli permetteva in tempo reale di guardare verso Sant’Emiliano e sapere se vi erano avvistamenti. Inoltre dall’alto poteva anche controllare meglio il lavoro dei suoi coloni; la parte bassa, invece, era utilizzata come luogo di lavoro del personale per la trasformazione del latte in formaggio e altri prodotti caseari, per la molitura delle olive oppure come magazzino. Oltre alla torre, c’erano anche un pozzo e delle ‘pile’ (recipienti, per lo più di pietra, che contenevano acqua) per il bucato, o abbeveratoi e granai per la conservazione dei cereali.
Era praticamente una bella masseria dotata di tutte le strutture necessarie alla sussistenza di una piccola comunità. E’ ancora visibile, a pochi metri dall'edificio, anche una piccola chiesetta per le celebrazioni religiose. La cappella è comunque postuma e risale a fine '700.
Il Salento, amici miei, è molto di più del mare caraibico e del sole nei mesi estivi. E’ una terra da conoscere tutto l’anno, a 360°, una bellezza grezza e semiselvaggia, con muretti a secco e macchia mediterranea: uno scrigno inestimabile di storie!
Sono beni da preservare e non da svendere, non possono diventare “mine vaganti” soggette a disintegrazione.

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EDITOR ARTICOLO

Martina

amo il salento. amo la mia terra.

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